In questo dossier
  1. 1. DAL VECCHIO DUBLINO AL NUOVO SISTEMA
  2. 2. SCHLEIN, 2016-2017: CONTRO IL PRIMO PAESE D’INGRESSO
  3. 3. 2023-2024: IL GOVERNO SI MUOVE PRIMA DEL VOTO
  4. 4. IL VOTO DEL 2024: NON UN PATTO, MA DIECI ATTI
  5. 5. IL PARADOSSO: IL PD SA CHE IL PRIMO INGRESSO NON SPARISCE
  6. 6. MELONI NON È FUORI DAL COMPROMESSO
  7. 7. 12 GIUGNO 2026: LO SWITCH
  8. 8. RESPONSABILITÀ E SOLIDARIETÀ: IL NUOVO SCAMBIO
  9. 9. CEUTA E IL «BOOMERANG»
  10. 10. IL NODO POLITICO DI SCHLEIN
  11. 11. IL NODO POLITICO DI MELONI
  12. 12. CONCLUSIONE
  13. FONTI PRINCIPALI

Il punto di partenza

Il 20 agosto 2026 Elly Schlein accusa Giorgia Meloni di aver provocato un «boomerang» nei rapporti europei sulla migrazione: la scelta italiana sulla crisi di Ceuta e i controlli verso la Spagna avrebbero contribuito a riaprire il fronte dei trasferimenti verso l’Italia.

Ma la sequenza normativa racconta qualcosa di più complesso. Il meccanismo che consente agli altri Stati di trasferire verso l’Italia persone considerate di competenza italiana non nasce ad agosto 2026. Il suo snodo operativo è il 12 giugno 2026, data di piena applicazione del nuovo Regolamento europeo sulla gestione dell’asilo e della migrazione, l’AMMR, che sostituisce Dublino III.

Il dossier quindi non parte dalla domanda «chi ha ragione tra Schlein e Meloni?». Parte da una domanda più scomoda: chi ha votato le regole che oggi consentono quei trasferimenti, e con quale logica politica?

1. DAL VECCHIO DUBLINO AL NUOVO SISTEMA

Dublino III, Regolamento (UE) n. 604/2013, stabiliva i criteri per determinare quale Stato membro fosse responsabile dell’esame di una domanda di protezione internazionale. La posizione geografica dell’Italia rendeva particolarmente rilevante il criterio collegato al primo ingresso.

Il cosiddetto «dublinato» non è quindi il risultato di una telefonata politica tra governi: è il prodotto di un sistema europeo che individua lo Stato competente e consente, quando ricorrono le condizioni, il trasferimento verso quello Stato.

La ricostruzione storica precedente al 2013 serve come antefatto; il cuore politico dell’indagine comincia con Dublino III e arriva al nuovo Patto del 2024.

2. SCHLEIN, 2016-2017: CONTRO IL PRIMO PAESE D’INGRESSO

Su questo punto i documenti non lasciano spazio a caricature: da europarlamentare Elly Schlein sostenne la riforma del sistema di Dublino e lavorò come shadow rapporteur del gruppo Socialisti & Democratici.

Nel 2016-2017 la sua linea era chiara: il criterio del primo Paese d’ingresso penalizzava i Paesi mediterranei e doveva essere superato. La proposta del Parlamento europeo cercava infatti di togliere automaticità alla responsabilità del Paese di primo approdo e di distribuire maggiormente gli oneri tra gli Stati membri.

Questa fase va registrata con nettezza: Schlein non costruisce il vecchio Dublino. In quel momento cerca politicamente di cambiarlo.

3. 2023-2024: IL GOVERNO SI MUOVE PRIMA DEL VOTO

Il 6 novembre 2023 Giorgia Meloni ed Edi Rama firmano il Protocollo Italia-Albania. La data è politicamente importante: il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo è già nella fase conclusiva del negoziato.

Un governo che partecipa ai tavoli europei non aspetta l’entrata in vigore di una norma per comprenderne l’impatto. Conosce bozze, compromessi, orientamenti degli altri Stati e calendario dei passaggi istituzionali. Per questo il Protocollo Albania va letto anche nella sua funzione preventiva: un tentativo di aumentare capacità esterna di gestione, trattenimento e rimpatrio mentre il nuovo quadro europeo sta prendendo forma.

La cronologia rende questa lettura plausibile; per attribuire all’Albania una funzione specificamente anti-«dublinati» servirebbe però una dichiarazione o un documento governativo esplicito. Nel dossier la distinzione resta: fatto da una parte, deduzione politica dall’altra.

4. IL VOTO DEL 2024: NON UN PATTO, MA DIECI ATTI

Il 10 aprile 2024 il Parlamento europeo non vota un unico testo. Il Patto sulla migrazione e l’asilo è composto da dieci atti legislativi distinti.

Tra questi, l’AMMR — Asylum and Migration Management Regulation — è il regolamento che sostituisce Dublino III e disciplina responsabilità tra Stati e meccanismi di solidarietà.

TemaLinea PDLinea FdI
AMMR: responsabilità + solidarietàSÌNO al Parlamento europeo
Screening rafforzato alle frontiereNOSÌ
Eurodac rafforzato / biometriaNOSÌ
Procedure accelerate di frontieraNOSÌ
Regole straordinarie nelle crisiNOSÌ

Il dato politico è forte: il PD vota a favore proprio dell’AMMR, perché contiene la solidarietà europea che la sinistra aveva chiesto per anni, ma respinge diversi strumenti più severi di controllo e gestione di frontiera.

Quella combinazione non appare casuale. È coerente con una gerarchia politica che assegna un peso molto elevato alla tutela del richiedente asilo e guarda con maggiore diffidenza a procedure considerate troppo coercitive o restrittive.

5. IL PARADOSSO: IL PD SA CHE IL PRIMO INGRESSO NON SPARISCE

Il punto centrale è che il PD non vota l’AMMR pensando che Dublino sia stato completamente cancellato. Al contrario: il partito stesso critica il compromesso perché non supera abbastanza il criterio del primo Paese d’ingresso.

Nonostante questo, sceglie di votare sì all’AMMR perché ritiene politicamente irrinunciabile il meccanismo di solidarietà.

Questa è la scelta da mettere sotto lente: il partito accetta un sistema che continua a lasciare un onere significativo ai Paesi di frontiera in cambio di una solidarietà obbligatoria ma flessibile, che può assumere la forma di ricollocazioni, contributi finanziari o sostegno operativo.

6. MELONI NON È FUORI DAL COMPROMESSO

Il dossier diventerebbe propaganda se si fermasse al voto del PD. Nel maggio 2024, al Consiglio dell’Unione europea, l’Italia governata da Giorgia Meloni vota a favore dell’adozione definitiva dell’AMMR.

Si crea quindi una doppia responsabilità politica: al Parlamento europeo il campo del PD sostiene il regolamento; in Consiglio lo sostiene anche l’Italia guidata da Meloni.

FdI aveva votato contro l’AMMR al Parlamento europeo ma aveva sostenuto gran parte dei testi più restrittivi del Patto. Il governo italiano, chiamato a difendere l’interesse nazionale nel negoziato tra Stati, accetta invece il compromesso finale.

7. 12 GIUGNO 2026: LO SWITCH

La data decisiva è il 12 giugno 2026. Da quel giorno il nuovo sistema entra pienamente in applicazione e Dublino III viene sostituito.

Le prime settimane mostrano che il meccanismo comincia già a muoversi: altri Stati avviano richieste e notifiche verso l’Italia. Questo avviene prima della crisi politica di Ceuta e prima dell’escalation di agosto.

Quindi Ceuta può avere irrigidito i rapporti politici tra governi, ma non può essere la causa originaria di un sistema operativo già da settimane.

8. RESPONSABILITÀ E SOLIDARIETÀ: IL NUOVO SCAMBIO

Il nuovo Patto lega più strettamente due concetti: responsabilità e solidarietà.

L’Italia, come Stato sotto pressione migratoria, può beneficiare di strumenti di solidarietà. Ma contemporaneamente deve applicare le regole che consentono agli altri Stati di trasferire verso l’Italia persone per le quali essa risulta competente.

Il messaggio politico del nuovo sistema è quindi semplice: non si può chiedere solidarietà europea rifiutando strutturalmente il meccanismo di responsabilità, e non si può pretendere responsabilità dai Paesi di frontiera senza prevedere una qualche forma di solidarietà.

9. CEUTA E IL «BOOMERANG»

Nell’agosto 2026 Schlein trasforma la ripresa dei trasferimenti in un atto d’accusa contro Meloni: la rottura con la Spagna avrebbe prodotto il boomerang.

Ma la cronologia impone una domanda: se il meccanismo era entrato in applicazione il 12 giugno e le richieste verso l’Italia erano già partite, quanto del fenomeno può essere realmente attribuito a Ceuta?

La crisi spagnola può essere stata un acceleratore politico. Non può essere l’origine normativa.

10. IL NODO POLITICO DI SCHLEIN

Ed è qui che la traiettoria di Schlein diventa interessante.

Nel 2016-2017 combatte il criterio del primo ingresso. Nel 2024, da segretaria del PD, guida un partito che considera il nuovo compromesso insufficiente ma i cui eurodeputati votano a favore proprio dell’AMMR.

Nel 2026 accusa Meloni quando gli effetti del nuovo sistema diventano politicamente visibili.

La domanda non è se Schlein abbia personalmente votato il regolamento: non era eurodeputata nel 2024. La domanda è politica: quanto di ciò che oggi attribuisce al governo deriva anche da un compromesso che il suo partito ha accettato?

11. IL NODO POLITICO DI MELONI

La stessa domanda vale per Giorgia Meloni.

Il governo italiano conosce il negoziato, prepara strumenti esterni come il Protocollo Albania, approva in Consiglio il compromesso del 2024 e nel 2026 si trova a gestire la ripresa dei trasferimenti.

Anche Meloni, quindi, non può descrivere il sistema come una macchina costruita interamente altrove.

12. CONCLUSIONE

Il sistema che nel 2026 riporta i «dublinati» al centro dello scontro politico non appartiene esclusivamente a un campo. PD e governo Meloni hanno sostenuto, in sedi diverse e con obiettivi diversi, pezzi decisivi dello stesso compromesso europeo.

Il PD ha privilegiato la componente di solidarietà e responsabilità condivisa, opponendosi a diversi strumenti più restrittivi. FdI ha privilegiato gli strumenti di controllo e frontiera, opponendosi all’AMMR in Parlamento; il governo Meloni ha poi accettato l’AMMR in Consiglio.

Nel 2026 entrambi denunciano gli aspetti più scomodi del sistema. Per capire le responsabilità politiche, il confronto va riportato dal terreno della propaganda a quello dei verbali: chi ha votato cosa, quando, e con quali conseguenze.

FONTI PRINCIPALI

Regolamento Dublino III (UE 604/2013)

Regolamento AMMR (UE 2024/1351)

Parlamento europeo — approvazione Patto migrazione e asilo, 10 aprile 2024

Consiglio UE — adozione del Patto, 14 maggio 2024

Parlamento europeo — riforma Dublino 2017

Protocollo Italia-Albania — ratifica

PD — posizione sul Patto 2024