In questo dossier
  1. 1. La rinascita è nei numeri
  2. 2. Seguire il denaro
  3. 3. Come lo Stato ha ridotto l’intermediazione locale
  4. 4. Il Comune attua. Lo Stato detta le condizioni
  5. 5. Dal denaro pubblico ai cantieri
  6. 6. La risposta del capitale privato
  7. 7. Misure contro le infiltrazioni della Camorra
  8. 8. A chi appartiene il risultato
  9. Fonti principali

Il punto

Napoli è tornata a crescere. Cantieri, occupazione, turismo, servizi avanzati e investimenti privati hanno cambiato il volto della città e alimentato l’idea di un successo costruito dalle amministrazioni locali. Ma quando si seguono il denaro, la regia e gli strumenti amministrativi, il centro della trasformazione si sposta.

Le risorse decisive sono entrate attraverso il PNRR, il Patto per Napoli e il programma di Bagnoli. Le procedure più incisive sono state costruite con la ZES Unica, le strutture di missione, i poteri commissariali e i sistemi nazionali di controllo. Regione e Comune hanno conservato compiti operativi importanti, ma una parte sostanziale della programmazione, dell’autorizzazione e del monitoraggio è stata sottratta alla normale intermediazione politica locale.

Il successo si vede a Napoli. La leva che lo ha reso possibile è stata costruita dallo Stato.

1. La rinascita è nei numeri

Tra il 2021 e il 2025 il PIL della Campania è cresciuto cumulativamente dell’11,3%, la dinamica più elevata tra le regioni italiane secondo SVIMEZ. Nel solo 2025 Banca d’Italia stima un altro +0,9%, superiore alla media nazionale e meridionale. L’espansione è stata sostenuta dai servizi, dalle costruzioni e dalla spesa per opere pubbliche.

Tra il 2021 e il 2024 l’occupazione regionale è aumentata dell’8,2%. Il dato più forte riguarda le costruzioni, con un +33,8%, mentre i servizi sono cresciuti del 9,2%. Nel 2025 l’occupazione ha continuato ad aumentare più che nel Mezzogiorno e nella media italiana.

La concentrazione napoletana emerge dai settori che stanno guidando il cambiamento. Nella città metropolitana gli addetti nei servizi ICT e professionali sono cresciuti del 50% tra il 2012 e il 2023, il risultato più alto tra le quattordici aree metropolitane italiane insieme a Milano. Nel turismo, l’aumento delle presenze straniere del 2025 si è concentrato soprattutto nel capoluogo.

2. Seguire il denaro

Tre grandi flussi pubblici convergono su Napoli, con funzioni e contabilità differenti. Non vanno sommati come se fossero un unico fondo: vanno letti insieme perché mostrano la stessa direzione. Le risorse e le condizioni che hanno rimesso in movimento la città sono state definite fuori dal normale circuito di programmazione locale.

LevaRisorseRegia e funzione
PNRR e fondi complementari3,9 mld €: 3,1 PNRR + 0,82 complementariPiano nazionale, obiettivi vincolati e controllo dei flussi; oltre 4.000 progetti localizzati a Napoli.
Patto per Napoli1,23 mld € statali fino al 2042Risanamento dei conti e riforma della macchina comunale, con trasferimenti legati a obiettivi.
Bagnoli1,2 mld € assegnati nel luglio 2024Commissario straordinario del Governo e Invitalia come soggetto attuatore per bonifica e rigenerazione.

I 3,9 miliardi localizzati a Napoli comprendono circa 1,2 miliardi per scuola, università e ricerca, 1,1 miliardi per infrastrutture, 600 milioni per la salute e 440 milioni per la transizione ecologica. Non sono soltanto trasferimenti: sono capitale destinato a ricostruire servizi, reti e capacità produttiva.

Non è un unico assegno. È un’architettura di interventi statali che converge sulla stessa città.

3. Come lo Stato ha ridotto l’intermediazione locale

Il cambiamento non dipende soltanto dalla quantità di denaro. Dipende dall’architettura scelta per spenderlo. Il PNRR stabilisce missioni, traguardi, tempi, codici di progetto e sistemi nazionali di monitoraggio. Gli enti locali realizzano gli interventi assegnati, ma non dispongono liberamente delle risorse e non possono riscriverne finalità e scadenze secondo la normale mediazione politica territoriale.

Con la ZES Unica, dal 1° gennaio 2024, l’autorizzazione degli investimenti strategici del Mezzogiorno è stata ricondotta a una Struttura di missione presso la Presidenza del Consiglio. In un unico procedimento confluiscono autorizzazioni, assensi e nulla osta che prima attraversavano più livelli. Lo Sportello unico digitale e i termini perentori riducono passaggi, tempi e potere di blocco periferico.

Bagnoli rende il modello ancora più evidente. Il sindaco opera anche come commissario straordinario del Governo; i poteri derivano dalla struttura commissariale nazionale e Invitalia è il soggetto attuatore. A Napoli resta il volto dell’intervento, ma finanziamento, poteri straordinari e catena attuativa appartengono a un disegno statale.

Regione e Comune non scompaiono: vengono spostati dalla regia politica all’esecuzione dentro un quadro definito dallo Stato.

4. Il Comune attua. Lo Stato detta le condizioni

Il Comune di Napoli è soggetto attuatore di 86 progetti per circa un miliardo di euro: 677 milioni di PNRR e circa 320 milioni provenienti da altre fonti. Al 10 giugno 2025 aveva impegnato il 79% delle risorse PNRR affidate. È un ruolo operativo concreto e decisivo, ma si svolge dentro un programma finanziato, scandito e controllato a livello nazionale.

Il Patto per Napoli mostra la stessa logica sul piano finanziario. Lo Stato trasferisce 1,23 miliardi fino al 2042 per riequilibrare i conti; in cambio il Comune si impegna a riformare la riscossione, valorizzare il patrimonio e raggiungere obiettivi verificabili. Non è autonomia locale finanziata senza condizioni: è capacità amministrativa ricostruita attraverso un accordo con lo Stato.

5. Dal denaro pubblico ai cantieri

Alla metà di aprile 2026 gli interventi PNRR localizzati in Campania valevano 15,7 miliardi di euro. I pagamenti avevano raggiunto 6,6 miliardi; alla fine del 2025 erano state bandite circa 22.000 gare per 7,2 miliardi, con il 77% del valore già aggiudicato. Il passaggio dallo stanziamento al cantiere ha alimentato direttamente la produzione.

Tra il 2021 e il 2025 le imprese campane hanno ricevuto 1,3 miliardi di contributi diretti e si sono aggiudicate 8,2 miliardi di appalti pubblici. Nel 2025 la spesa degli enti territoriali per opere pubbliche è cresciuta di circa il 30%; quasi tre quarti delle imprese di costruzione interpellate da Banca d’Italia hanno indicato un aumento della produzione collegato alle opere pubbliche.

Lo Stato non ha finanziato soltanto Napoli: ha rimesso in moto la domanda che ha riempito cantieri, ordini e bilanci delle imprese.

6. La risposta del capitale privato

Il capitale privato non è rimasto a guardare. Nel biennio 2024–2025 la ZES ha attivato in Campania 4,7 miliardi di investimenti, 2,7 miliardi nel solo 2025: poco meno di un decimo dell’intera spesa regionale in conto capitale del biennio. La metà è stata realizzata da micro e piccole imprese. L’incentivo fiscale e l’autorizzazione unica hanno trasformato la decisione pubblica in rischio imprenditoriale privato.

Nell’area metropolitana di Napoli la crescita dei servizi ICT e professionali è stata trainata soprattutto dall’ingresso di nuove imprese, anche esterne alla regione. Il turismo ha beneficiato dell’aumento del 7,5% delle presenze straniere nel 2025; i passeggeri internazionali di Capodichino sono cresciuti del 9,5%. La spesa pubblica ha costruito il terreno, ma sono state le imprese a convertirlo in attività economica, occupazione e attrattività.

Il pubblico ha costruito la pista. Il capitale privato ha scelto di correre.

7. Misure contro le infiltrazioni della Camorra

Lo Stato ha attuato misure di prevenzione e controllo per contrastare il pericolo di infiltrazioni della Camorra negli appalti.

A Napoli sono stati istituiti l’Unità speciale PNRR, il presidio territoriale congiunto e un gabinetto di coordinamento prefettizio. White list, Banca dati nazionale antimafia, controlli preventivi, tracciabilità di CUP e CIG e interdittive sono gli strumenti predisposti a questo scopo. Nel 2025 la Prefettura ha adottato 130 interdittive e 26 misure di prevenzione collaborativa.

Agli investimenti lo Stato ha affiancato misure contro il pericolo di infiltrazioni della Camorra.

8. A chi appartiene il risultato

La rinascita si vede nelle strade, nei cantieri e nelle statistiche di Napoli; per questo appare come un successo del Comune e della Regione. Seguendo le decisioni emerge però un’altra catena: programmi nazionali, Patto con lo Stato, poteri commissariali a Bagnoli e ZES presso la Presidenza del Consiglio.

Comune e Regione hanno partecipato all’esecuzione, ma il motore del modello è statale. Lo Stato ha bypassato gran parte della loro intermediazione politica, definito regole e obiettivi, concentrato autorizzazioni, fornito risorse e organizzato il controllo. Il capitale privato ha risposto alle condizioni create.

Napoli è la perla del Sud perché mostra che cosa accade quando lo Stato torna a dirigere e investire, rendendo possibile l’iniziativa privata.

Il volto del successo è Napoli. La regia che lo ha reso possibile è dello Stato.

Fonti principali

  • SVIMEZ–BCC — Crescita e fragilità della Campania, luglio 2026
  • Banca d’Italia — L’economia della Campania, giugno 2026
  • ISTAT — Conti economici territoriali 2022–2024
  • Comune di Napoli — Rapporto PNRR, giugno 2025
  • Comune di Napoli — Rapporto sul Patto per Napoli, aprile 2025
  • Comune di Napoli — Rapporto economia e società
  • Presidenza del Consiglio — ZES Unica
  • Invitalia — Protocollo per Bagnoli, 16 luglio 2024
  • Prefettura di Napoli — Attuazione delle misure PNRR
  • Prefettura di Napoli — Attività di prevenzione antimafia nel 2025