In questo dossier
  1. 1. La trasformazione di CDP
  2. 2. Dal 2022 l’accelerazione diventa misurabile
  3. 3. Il Piano 2025-2027 cambia scala e obiettivo
  4. 4. L’arma: la leva finanziaria
  5. 5. Tre casi bastano a vedere il metodo
  6. 6. Il capitale viene lasciato nella macchina
  7. 7. Il vero carburante: il risparmio italiano
  8. 8. IRI e CDP: PIL e PEL
  9. 9. La direzione impressa dal governo Meloni
  10. 10. La rinascita dell’IRI?
  11. Conclusione
  12. Fonti principali

La tesi

L’IRI costruiva gran parte della propria forza attraverso la proprietà diretta di imprese, stabilimenti, infrastrutture e filiere. CDP utilizza una struttura diversa: capitale, raccolta, partecipazioni, fondi, governance e co-investitori vengono combinati per controllare o orientare una massa economica molto più grande del capitale direttamente immobilizzato.

L’IRI accumulava proprietà. CDP moltiplica influenza.

Il risultato è una forma moderna di politica industriale: lo Stato non deve necessariamente comprare il 100% di un’impresa per indirizzarne lo sviluppo. Può entrare in una minoranza strategica, guidare una holding, attrarre capitale privato, sostenere aggregazioni, finanziare crescita dimensionale e accompagnare le imprese italiane sui mercati internazionali.

1. La trasformazione di CDP

La costruzione della CDP moderna avviene per fasi. Nel 2003 la Cassa diventa società per azioni e acquisisce una struttura adatta a operare sul mercato. Nel 2011 nasce il Fondo Strategico Italiano, poi evoluto in CDP Equity, con la missione di investire in imprese di rilevante interesse nazionale. Negli anni successivi CDP amplia il proprio perimetro verso infrastrutture, private capital, internazionalizzazione, partecipazioni strategiche e fondi.

Nel 2021 viene approvato il Piano 2022-2024: 65 miliardi di risorse previste e 128 miliardi di investimenti attivabili. A consuntivo, il triennio chiude con 75 miliardi di risorse impegnate e circa 202 miliardi di investimenti sostenuti. La macchina non esegue semplicemente il piano: lo supera.

2. Dal 2022 l’accelerazione diventa misurabile

Nel 2021 il Gruppo CDP impegnava 23,8 miliardi e attivava 35 miliardi di investimenti. Nel 2025 le risorse impegnate salgono a 29,5 miliardi e gli investimenti sostenuti a 73,6 miliardi. Il patrimonio netto di CDP S.p.A. passa nello stesso periodo da 25,3 a 32 miliardi.

Indicatore20212025Variazione
Patrimonio netto CDP S.p.A.€25,3 mld€32,0 mld+26%
Risorse impegnate€23,8 mld€29,5 mld+24%
Investimenti attivati o sostenuti€35,0 mld€73,6 mld+110%

Il dato centrale è il divario tra crescita del patrimonio e crescita della capacità d’intervento: il patrimonio aumenta di circa un quarto, mentre gli investimenti messi in movimento in un anno più che raddoppiano. Nel 2025 CDP dichiara un effetto leva pari a circa 2,5 volte le risorse impegnate.

CDP sta diventando più potente più velocemente di quanto stia diventando più grande.

3. Il Piano 2025-2027 cambia scala e obiettivo

Il Piano Strategico 2025-2027, approvato nel dicembre 2024, prevede 81 miliardi di risorse impegnate e circa 170 miliardi di investimenti sostenuti. Le priorità ufficiali sono competitività del Paese, coesione sociale e territoriale, sicurezza economica e Just Transition.

Per le imprese il piano punta esplicitamente su accesso alla finanza, crescita dimensionale, innovazione tecnologica e investimenti in società ad alto potenziale operanti nei settori strategici. La crescita delle imprese italiane non è quindi solo una conseguenza possibile dell’attività di CDP: entra direttamente nel disegno operativo del nuovo Piano.

Il sistema non si limita ad accompagnare all’estero i gruppi già grandi. Può intervenire prima, rafforzando e aggregando imprese italiane affinché raggiungano la dimensione necessaria per competere anche fuori dal mercato nazionale.

4. L’arma: la leva finanziaria

CDP Equity dichiara di preferire, quando possibile, partecipazioni di minoranza accompagnate da adeguati presidi di governance e applica il principio della rotazione del capitale. Il capitale non deve quindi restare immobilizzato per sempre: entra, sostiene un obiettivo industriale, può essere liberato e riutilizzato.

Questo consente allo Stato di usare un euro più volte e di attirare capitale privato accanto a quello pubblico. È il contrario della logica secondo cui la forza dello Stato dipende esclusivamente dalla quantità di aziende possedute.

5. Tre casi bastano a vedere il metodo

Autostrade per l’Italia: controllo con capitale condiviso

Holding Reti Autostradali possiede l’88,06% di Autostrade per l’Italia. CDP Equity controlla il 51% della holding, mentre Blackstone e Macquarie possiedono il restante 49%. CDP guida quindi il veicolo di controllo senza dover finanziare da sola l’intero valore dell’asset. È leva societaria applicata a un’infrastruttura nazionale.

Nexi: influenza strategica senza nazionalizzazione

A fine 2025 CDP Equity possiede il 19,1% di Nexi. Nel 2026 ha avviato le procedure per poter aumentare la propria partecipazione fino al 29,9%, anche mediante strumenti derivati fino all’8% del capitale. L’obiettivo è aumentare il peso in una delle principali infrastrutture europee dei pagamenti senza acquistare il 100% della società.

Fincantieri, Open Fiber, Euronext e gli altri nodi

Il portafoglio CDP Equity comprende partecipazioni in infrastrutture fisiche, digitali, industriali e finanziarie: Fincantieri, Open Fiber, Euronext, Nexi, Polo Strategico Nazionale e altri asset. Il valore della strategia non sta nel numero delle aziende possedute, ma nella posizione occupata nei nodi attraverso cui passano cantieristica, fibra, cloud, pagamenti, mercati finanziari e infrastrutture.

6. Il capitale viene lasciato nella macchina

Nel 2025 CDP S.p.A. registra 3,4 miliardi di utile netto e propone circa 2,2 miliardi di dividendi. Il patrimonio netto sale comunque da 30 a 32 miliardi. Una parte del valore prodotto torna quindi agli azionisti; un’altra resta nella Cassa e aumenta la capacità futura di intervento.

La politica dei dividendi diventa così una scelta industriale: ogni euro lasciato dentro CDP può essere riutilizzato come capitale, credito o leva per attrarre altre risorse. L’efficienza dello Stato-azionista non si misura soltanto da quanto incassa, ma da quanto valore riesce a far produrre al capitale che decide di non prelevare.

7. Il vero carburante: il risparmio italiano

Nel 2025 la raccolta complessiva di CDP è pari a circa 355 miliardi di euro; circa 297 miliardi provengono dal risparmio postale. Il patrimonio netto è quindi solo una parte della forza operativa. Dietro la macchina esiste una massa molto più ampia di raccolta che CDP trasforma in finanziamenti, equity, fondi e co-investimenti.

La leva è il mezzo. Il risparmio è il carburante.

8. IRI e CDP: PIL e PEL

L’IRI storica incideva soprattutto attraverso imprese e stabilimenti localizzati in Italia: produzione, salari, investimenti e filiere contribuivano direttamente al PIL nazionale.

CDP continua a sostenere PIL e investimenti interni, ma il suo modello può produrre anche un secondo effetto: aiutare gruppi italiani a crescere, acquisire attività all’estero e mantenere sotto controllo italiano capitale, tecnologia, reti commerciali e capacità decisionale generate fuori dai confini.

Per descrivere questa seconda dimensione, UNO SGUARDO SULL’UOMO introduce il termine PEL — Potenza Economica Lorda: una lente editoriale che osserva la quantità di potenza economica riconducibile al sistema italiano anche quando il valore aggiunto viene prodotto all’estero. Non sostituisce il PIL; misura un fenomeno diverso.

9. La direzione impressa dal governo Meloni

Dal 2022 la capacità operativa della Cassa accelera: il Piano 2022-2024 supera nettamente gli obiettivi previsti e, nel dicembre 2024, il Piano 2025-2027 alza ulteriormente l’ambizione. Competitività, sicurezza economica, crescita dimensionale delle imprese e capacità di mobilitare capitali di terzi diventano assi dichiarati della strategia.

Il governo utilizza quindi CDP non come semplice cassaforte pubblica, ma come moltiplicatore: mantiene capitale nella macchina, ne aumenta la leva e la usa per rafforzare infrastrutture e aziende italiane, creando le condizioni perché una parte crescente del sistema produttivo possa aumentare scala e proiezione internazionale.

10. La rinascita dell’IRI?

Sì, nella funzione; no, nella forma. CDP non ricostruisce il vecchio conglomerato pubblico. Recupera però una funzione che l’Italia aveva progressivamente perso: la capacità dello Stato di indirizzare capitale verso settori strategici, costruire scala industriale e difendere interessi economici nazionali.

La differenza è il metodo. L’IRI esercitava forza possedendo. CDP esercita forza moltiplicando: minoranze strategiche, holding, fondi, co-investimenti, raccolta e governance consentono allo Stato di influenzare una quantità di economia superiore al capitale direttamente immobilizzato.

La nuova IRI non deve possedere tutta l’industria italiana. Deve essere nel punto della catena del capitale in cui un euro pubblico può muoverne molti di più.

Conclusione

Il dato più importante non è quanto vale CDP come società. È quanto capitale economico riesce a mettere in movimento. Tra il 2021 e il 2025 il suo patrimonio netto cresce di circa il 26%, mentre gli investimenti attivati o sostenuti in un anno passano da 35 a 73,6 miliardi. Il Piano 2025-2027 porta questa logica dentro una strategia esplicita di competitività, sicurezza economica e crescita dimensionale delle imprese.

La rinascita dell’IRI non è quindi il ritorno dello Stato proprietario di tutto. È il ritorno dello Stato capace di fare impresa attraverso il capitale: usarlo, moltiplicarlo, lasciarlo crescere e indirizzarlo dove può aumentare contemporaneamente la produzione interna e la potenza economica italiana nel mondo.

Fonti principali

  • CDP — Bilancio 2021
  • CDP — Risultati 2021
  • CDP — Risultati del Piano 2022-2024
  • CDP — Piano Strategico 2025-2027
  • CDP — Risultati 2025
  • CDP Equity — Portafoglio
  • CDP Equity — Incremento della partecipazione in Nexi

I valori sono arrotondati. PEL — Potenza Economica Lorda — è una categoria editoriale proposta da UNO SGUARDO SULL’UOMO.