In questo dossier
Questa indagine non parte da una condanna degli Stati Uniti né da una assoluzione dell’Ucraina. Parte da due fatti comparabili, li mette sulla stessa bilancia e verifica se vengono giudicati con la stessa misura.
IL PRIMO PESO — GLI STATI UNITI NEL GOLFO
Nel 2026 gli Stati Uniti hanno imposto un blocco marittimo contro i porti iraniani. La regola americana non è rimasta teorica: Washington ha fermato, deviato e, in più casi, colpito navi commerciali che tentavano di proseguire verso l’Iran.
Lian Star — 29 maggio 2026
La M/V Lian Star, battente bandiera del Gambia, navigava in acque internazionali verso un porto iraniano. Secondo CENTCOM, dopo più di venti avvertimenti e il mancato rispetto degli ordini ricevuti, un velivolo statunitense ha colpito la sala macchine con un missile Hellfire, rendendo la nave inoperativa. Nello stesso comunicato CENTCOM dichiarava di avere già reso inoperabili cinque navi commerciali e di averne deviate 116.
Lexie — 2 giugno 2026
Pochi giorni dopo la M/T Lexie, petroliera battente bandiera del Botswana, transitava anch’essa in acque internazionali verso l’isola iraniana di Kharg. CENTCOM afferma che l’equipaggio ignorò ripetutamente gli ordini americani per circa 24 ore. Un aereo statunitense lanciò quindi un Hellfire contro la sala macchine. La nave era priva di carico. A quel punto CENTCOM dichiarava sei navi commerciali rese inoperabili e 122 deviate.
Il primo peso è quindi documentato con fonti americane: gli Stati Uniti considerano legittimo, nel quadro del proprio blocco, impedire la navigazione commerciale e arrivare all’uso diretto della forza contro navi di Paesi terzi in acque internazionali.
IL SECONDO PESO — L’UCRAINA NEL MAR NERO
Nel Mar Nero cambia l’attore ma la categoria del problema è simile: navi commerciali vengono coinvolte in una strategia militare diretta a colpire l’economia e la capacità energetica dell’avversario. Qui, però, le petroliere interessate non trasportano necessariamente petrolio russo e alcune servono direttamente la filiera kazaka del Caspian Pipeline Consortium, il CPC.
Matilda e gli attacchi di gennaio
Il 13 gennaio 2026 la petroliera Matilda fu colpita nel Mar Nero, a circa 100 chilometri da Anapa. Il ministero della Difesa russo attribuì l’attacco a due droni ucraini. Reuters precisò di non poter verificare indipendentemente l’attribuzione e Kyiv non commentò. Nello stesso periodo almeno tre petroliere dirette al terminal CPC furono colpite; una di esse era noleggiata da Chevron. Il Kazakhstan chiese agli Stati Uniti e all’Europa di contribuire alla sicurezza del trasporto del proprio petrolio.
La sequenza di luglio: ASIA, NISSOS IOS, NELSA, NISSOS SIFNOS, MARATHI
Il 19 luglio, secondo il CPC, due petroliere in fase di carico al terminal marittimo furono attaccate con droni: ASIA, battente bandiera liberiana, caricava petrolio di Tengizchevroil (Chevron); NISSOS IOS, battente bandiera delle Isole Marshall, caricava greggio riconducibile a Kashagan B.V. e KazMunayGas. Sulla ASIA scoppiò un incendio.
Il 20 luglio fu colpita la NELSA mentre caricava al terminal CPC. Il CPC riferì di un incendio, dell’evacuazione di gran parte dell’equipaggio e dell’interruzione delle operazioni di carico.
Il 30 luglio la NISSOS SIFNOS, battente bandiera delle Isole Marshall e con Tengizchevroil indicata come shipper, fu colpita mentre caricava greggio al terminal. Nello stesso episodio il CPC riferì anche dell’attacco alla MARATHI, battente bandiera dell’Isola di Man, mentre si dirigeva al terminal per ricevere petrolio.
Sui singoli episodi di luglio il CPC descrive attacchi con droni ma non identifica pubblicamente, in quei comunicati, l’autore. Il quadro generale, però, è quello che il Financial Times e Reuters collegano alla campagna ucraina: gli attacchi di luglio contro le petroliere e il terminal CPC provocarono una riduzione superiore al 20% dei carichi e furono proprio il motivo della successiva richiesta americana a Kyiv. Questa distinzione è importante: i fatti sugli attacchi sono documentati; l’attribuzione dei singoli episodi va riportata solo dove la fonte la sostiene.
Il secondo peso, dunque, non è un’ipotesi astratta: anche nel Mar Nero petroliere commerciali sono state colpite nel contesto della guerra e la campagna ha avuto effetti misurabili sul traffico petrolifero.
CHE COSA TRASPORTANO QUELLE NAVI?
Il CPC collega Tengiz, in Kazakhstan, a Novorossiysk attraverso 1.511 chilometri di oleodotto. Trasporta oltre due terzi dell’export petrolifero kazako e anche una quota di greggio proveniente da campi russi. Nel 2025 più del 75% del petrolio movimentato dal CPC apparteneva a shippers internazionali.
Il grande giacimento di Tengiz è sfruttato da Tengizchevroil (TCO): Chevron 50%, ExxonMobil 25%, KazMunayGas 20%, Lukoil 5%. Il CPC prende in carico il petrolio e lo trasporta verso Novorossiysk.
Anche il CPC è una società internazionale: Federazione Russa 24%, KazMunayGas 19%, Chevron 15%, Lukoil 12,5%, Mobil/ExxonMobil 7,5%, oltre ad altri azionisti russi, kazaki e occidentali. Gli interessi americani, quindi, sono presenti sia nella produzione di Tengiz sia nell’infrastruttura di trasporto.
LE DUE MISURE
Misura n. 1 — quando agisce Washington
Nel Golfo gli Stati Uniti considerano il blocco uno strumento legittimo della propria strategia militare. Se una nave commerciale non obbedisce, Washington rivendica il diritto di deviarla o renderla inoperativa, anche con un missile, anche se batte bandiera di un Paese terzo e si trova in acque internazionali.
Misura n. 2 — quando agisce Kyiv
Il 31 luglio il vicepresidente JD Vance chiese a Volodymyr Zelensky di fermare gli attacchi contro le petroliere che utilizzavano Novorossiysk. Secondo Financial Times e Reuters, Washington era preoccupata per la destabilizzazione del mercato petrolifero e per il danno a società americane come Chevron ed ExxonMobil. L’Ucraina accettò di non colpire infrastrutture CPC e navi non russe, salvo unità sanzionate o coinvolte nel trasporto di carichi russi.
Gli Stati Uniti considerano legittimo colpire o bloccare il traffico commerciale quando serve ai propri obiettivi militari, ma chiedono all’Ucraina di fermarsi quando gli attacchi colpiscono gli interessi americani.
IL CONTRADDITTORIO: LA RICHIESTA AMERICANA PUÒ ESSERE GIUSTA
Rilevare due misure non significa sostenere che Kyiv avesse ragione a colpire quelle navi. Anzi, il caso CPC rende la posizione ucraina problematica per un motivo ulteriore: il petrolio è prevalentemente kazako e la filiera serve i mercati occidentali.
Gli attacchi ucraini a quelle navi colpiscono quindi anche interessi europei. La richiesta americana, pur motivata anche dalla difesa di Chevron ed ExxonMobil, tutela indirettamente l’Unione europea e una rotta energetica che Washington stessa considera alternativa alle forniture russe.
A luglio la riduzione dei carichi CPC superò il 20%, circa 400.000 barili al giorno in meno per i mercati internazionali. Questo avveniva mentre la crisi nello Stretto di Hormuz stava già sottraendo al mercato mondiale volumi molto più grandi. Mettere contemporaneamente sotto pressione due arterie energetiche significa aumentare il rischio per prezzi, trasporti, assicurazioni e approvvigionamenti.
DOVE FINISCE L’OBIETTIVO MILITARE?
Il fatto che un’infrastruttura o una nave producano un vantaggio economico indiretto alla Russia non basta, da solo, a trasformare qualsiasi bene civile in un obiettivo militare. Se si accettasse un criterio così largo, la stessa logica potrebbe essere invocata da Mosca contro infrastrutture europee che sostengono materialmente l’Ucraina.
Il problema non è concedere alla Russia un diritto che non ha. È verificare la coerenza della regola: un principio che allarghi senza limite la nozione di obiettivo militare diventa pericoloso proprio quando viene rovesciato contro chi lo ha accettato.
VERDETTO: DUE PESI E DUE MISURE
I due pesi sono comparabili: nel Golfo gli Stati Uniti usano la forza contro navi commerciali per far rispettare i propri obiettivi di guerra; nel Mar Nero l’Ucraina colpisce petroliere nel quadro della propria strategia contro la Russia.
Le due misure sono diverse: quando l’azione è americana, Washington la considera legittima; quando l’azione ucraina raggiunge interessi americani, Washington impone un limite.
Questo non assolve Kyiv. Gli attacchi alle petroliere CPC colpiscono anche interessi europei e possono danneggiare una filiera energetica degli stessi Paesi che sostengono l’Ucraina. Ma proprio per questo il dossier non ha bisogno di scegliere una squadra: la contraddizione americana e la criticità della condotta ucraina possono essere vere nello stesso momento.
SE UNA REGOLA È DAVVERO UN PRINCIPIO, PUÒ CAMBIARE QUANDO CAMBIA CHI COLPISCE E CHI VIENE COLPITO?
Fonti principali
- U.S. CENTCOM, 30 maggio 2026 — “U.S. Forces Disable Non-Compliant Vessel in Gulf of Oman to Prevent Blockade Violation” (M/V Lian Star).
- U.S. CENTCOM, 2 giugno 2026 — “CENTCOM Disables Non-Compliant Vessel in Arabian Gulf” (M/T Lexie).
- Reuters, 14 gennaio 2026 — attacco alla Matilda; attribuzione russa a droni ucraini, non verificata indipendentemente da Reuters.
- Reuters, 14 gennaio 2026 — Kazakhstan urges US and Europe to help secure oil transport after tanker attacks in Black Sea.
- Caspian Pipeline Consortium, 19 luglio 2026 — attacchi alle petroliere ASIA e NISSOS IOS durante il carico.
- Caspian Pipeline Consortium, 20 luglio 2026 — attacco alla petroliera NELSA.
- Caspian Pipeline Consortium, 30 luglio 2026 — attacchi alle petroliere NISSOS SIFNOS e MARATHI.
- Reuters, 7 agosto 2026 — riduzione superiore al 20% dei carichi CPC nel mese di luglio, circa 400.000 barili/giorno.
- Financial Times, 12 agosto 2026 — JD Vance asked Ukraine to halt strikes on tankers using Russian port.
- Reuters, 12 agosto 2026 — Ukraine halts strikes on tankers using Russian port at US request, FT says.
- Caspian Pipeline Consortium, 26 maggio 2026 — dati sulla rotta Tengiz–Novorossiysk e struttura azionaria del CPC.

