In questo dossier
  1. 1. MASHA NON NASCE CON LA GUERRA
  2. 2. IL DECRETO
  3. 3. IL PARADOSSO DELLA LIBERTÀ OCCIDENTALE
  4. 4. MASHA CAMBIA SIGNIFICATO
  5. 5. IL PROBLEMA NON È PIÙ MASHA
  6. 6. NON SI VOTA
  7. 7. IL PARADOSSO DEL REFERENDUM
  8. 8. IL PARLAMENTO ESISTE. MA QUANTO CONTRASTA IL PRESIDENTE?
  9. 9. L’INFORMAZIONE
  10. 10. GIUDICI E PROCESSI
  11. 11. LA LEGGE MARZIALE SPIEGA. NON CANCELLA.
  12. 12. CHI PUÒ DIRE NO?
  13. 13. MASHA TORNA IN SCENA
  14. 14. LA BAMBINA DIVENTA UN SIMBOLO
  15. 15. LA DEMOCRAZIA SULLA CARTA E QUELLA NELLA VITA
  16. 16. LA PAROLA “DITTATURA”
  17. 17. SCARFACE
  18. CONCLUSIONE
  19. FONTI PRINCIPALI

Il 20 agosto 2026 il presidente ucraino Volodymyr Zelensky firma quattro decreti che rendono operative nuove sanzioni decise dal Consiglio di sicurezza e difesa nazionale.

Dentro lo stesso pacchetto compaiono imprese del complesso militare-industriale russo, aziende metallurgiche, collaborazionisti, alti funzionari russi.

E poi loro.

Gli autori e i distributori di “Masha e Orso”.

Non è un titolo satirico.

È scritto nel comunicato ufficiale della Presidenza ucraina.

Uno dei cartoni animati per bambini più conosciuti al mondo entra formalmente nel perimetro della sicurezza nazionale di un Paese in guerra.

Ed è proprio da qui che nasce questa indagine.

Non per stabilire se la Russia utilizzi propaganda.

Lo fa.

Come la fanno gli Stati Uniti, come l’ha fatta la Germania, come l’hanno fatta gli Alleati, come la fanno da sempre gli Stati quando devono convincere una popolazione, demoralizzarne un’altra o costruire un’immagine di sé.

La domanda è un’altra.

Quanto deve allargarsi il concetto di “nemico” prima che uno Stato cominci a considerare pericolosa persino una bambina dei cartoni animati?

1. MASHA NON NASCE CON LA GUERRA

Masha e Orso nasce nel 2009.

Tredici anni prima dell’invasione russa su larga scala dell’Ucraina del febbraio 2022.

Non nasce come telegiornale.

Non nasce come programma politico.

Non nasce come prodotto destinato esclusivamente all’Europa orientale.

È una serie animata russa dedicata principalmente ai bambini più piccoli, esportata in decine di Paesi, doppiata in numerose lingue e trasformata negli anni in un prodotto culturale globale.

Masha è una bambina vivace, curiosa, intelligente, irrequieta.

Orso è paziente, protettivo, rassicurante.

Attorno a loro esiste un mondo riconoscibilmente russo: il bosco, alcune tradizioni, simboli, ambientazioni e riferimenti culturali.

È inevitabile che un prodotto russo racconti anche qualcosa della Russia.

Come un cartone americano racconta inevitabilmente qualcosa dell’America.

Questo può produrre soft power.

Una bambina di quattro anni non ascolta un discorso sulla politica internazionale.

Vede semplicemente una Russia nella quale esistono bambini simpatici, animali buoni, case accoglienti, neve, giochi, amicizia.

La Russia diventa familiare.

Ma tra soft power e propaganda ostile esiste una differenza enorme.

Il primo rende culturalmente attraente un Paese.

La seconda cerca deliberatamente di orientare politicamente il destinatario.

Ed è proprio quel confine che il caso Masha costringe a interrogare.

2. IL DECRETO

Il 20 agosto 2026 Kiev presenta ufficialmente le sanzioni contro persone e società legate alla serie all’interno delle misure rivolte agli autori e distributori di “contenuto propagandistico per bambini”.

La decisione viene resa operativa attraverso decreti presidenziali che recepiscono le decisioni del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale.

Non stiamo quindi parlando dell’opinione di un giornalista.

Non stiamo parlando della richiesta di un’associazione.

È una decisione dello Stato ucraino.

Ed è qui che compare la prima domanda.

Qual è esattamente la minaccia?

Se dentro Masha e Orso esistono messaggi che giustificano l’invasione dell’Ucraina, glorificano Putin, invitano i bambini a sostenere la guerra o presentano gli ucraini come nemici, quei contenuti devono essere mostrati.

Se invece la colpa è quella di rappresentare positivamente un ambiente russo, allora il problema cambia completamente.

Perché il messaggio implicito diventerebbe:

rappresentare positivamente la Russia è già, di per sé, un problema di sicurezza nazionale.

3. IL PARADOSSO DELLA LIBERTÀ OCCIDENTALE

Per comprenderne la portata basta cambiare cartone animato.

Prendiamo I Simpson.

Da decenni la serie americana massacra satiricamente presidenti, politici, polizia, esercito, religione, capitalismo, multinazionali, televisioni, magistratura, famiglia e società americana.

La forza dei Simpson non consiste nel descrivere gli Stati Uniti come perfetti.

Consiste esattamente nel contrario.

Possono prendere in giro praticamente tutto.

Ed è proprio questa possibilità a essere interpretata in Occidente come espressione della libertà.

Una democrazia non dimostra di essere libera quando permette di essere elogiata.

Lo dimostra quando permette di essere ridicolizzata.

È quindi inevitabile porre una domanda all’Ucraina che dichiara di combattere anche per appartenere pienamente al sistema politico e culturale europeo:

se il modello occidentale accetta che un cartone possa sparare a zero persino sul proprio presidente, perché un cartone russo destinato ai bambini deve diventare materia di sicurezza nazionale?

La risposta ucraina è nota: perché la Russia utilizza anche la cultura come strumento di influenza.

Possibile.

Ma non basta.

Per trasformare quella spiegazione in una giustificazione democratica servono almeno due elementi:

la prova della minaccia e la proporzione della risposta.

4. MASHA CAMBIA SIGNIFICATO

A questo punto Masha smette di essere soltanto una bambina russa.

Diventa qualcosa di più grande.

Diventa un test sulla libertà di espressione.

Non perché ogni contenuto debba essere intoccabile.

Nessuna democrazia è obbligata a consentire propaganda militare, incitamento alla violenza o operazioni clandestine di influenza straniera.

Ma proprio per questo occorre stabilire un criterio.

Quando un prodotto culturale viene limitato perché rappresenta una minaccia, bisogna poter rispondere a una domanda molto semplice:

che cosa ha fatto?

Non: da dove viene?

Non: chi lo ha prodotto?

Non: quale lingua parla?

Ma: che cosa contiene di sufficientemente pericoloso da giustificare l’intervento dello Stato?

Se questa distinzione scompare, cultura e propaganda finiscono nello stesso contenitore.

E quando cultura e propaganda diventano indistinguibili, anche la libertà d’espressione comincia a dipendere dall’identità politica di chi parla.

5. IL PROBLEMA NON È PIÙ MASHA

Preso isolatamente, un decreto contro un cartone animato potrebbe sembrare soltanto una decisione grottesca.

Ma il quadro ucraino attuale cambia completamente il peso dell’episodio.

Freedom House, nel rapporto Freedom in the World 2026, assegna all’Ucraina 51 punti su 100 e la classifica “Partly Free”.

Il numero aggregato, però, racconta poco.

È molto più interessante vedere dove l’Ucraina perde i punti.

Indipendenza della magistratura: 1 su 4.

Giusto processo: 1 su 4.

Trasparenza del governo: 1 su 4.

Media liberi e indipendenti: 2 su 4.

Libertà di esprimere opinioni politicamente sensibili: 2 su 4.

Non sono indicatori marginali.

Sono precisamente gli strumenti che dovrebbero proteggere la persona dal potere dello Stato.

6. NON SI VOTA

Le ultime elezioni presidenziali ucraine si sono tenute nel 2019.

Zelensky vinse con un consenso enorme e un mandato democratico incontestabile.

Anche le ultime elezioni parlamentari risalgono al 2019.

Le successive consultazioni non si sono tenute perché la legge marziale impedisce elezioni durante la guerra.

Questa scelta ha motivazioni facilmente comprensibili.

Milioni di sfollati. Militari al fronte. Territori occupati. Rischi per i seggi.

Un voto organizzato in quelle condizioni sarebbe estremamente difficile.

Ma dopo anni di guerra emerge inevitabilmente un secondo problema:

per quanto tempo può esistere un potere non sottoposto nuovamente agli elettori senza che la sospensione della democrazia diventi essa stessa una caratteristica del sistema?

La domanda diventa ancora più forte perché non sono sospese soltanto le elezioni.

Durante la legge marziale non possono essere organizzati neppure referendum nazionali o locali.

7. IL PARADOSSO DEL REFERENDUM

Il referendum rappresenta una delle forme più dirette attraverso cui un popolo può esercitare la propria sovranità.

Eppure oggi un cittadino ucraino non può essere chiamato a rispondere direttamente nemmeno alla questione che decide più di ogni altra il suo futuro:

continuare la guerra alle attuali condizioni oppure cercare una conclusione negoziata?

Non significa che una simile consultazione sarebbe semplice.

La domanda stessa dovrebbe essere costruita con enorme attenzione.

“Pace sì o no?” sarebbe già una formulazione orientata.

Ma il principio rimane.

La guerra produce la legge marziale.

La legge marziale impedisce il referendum.

Il referendum non può quindi interrogare la popolazione sulla prosecuzione della situazione che mantiene in vigore la stessa legge marziale.

È un circuito istituzionale perfettamente legale.

Ma essere legale non significa automaticamente essere democraticamente irrilevante.

8. IL PARLAMENTO ESISTE. MA QUANTO CONTRASTA IL PRESIDENTE?

L’Ucraina possiede un Parlamento: la Verkhovna Rada.

Esistono partiti di opposizione.

Esistono deputati che criticano Zelensky.

Quindi non siamo davanti a un sistema nel quale ogni voce alternativa è formalmente scomparsa.

Ma questo non basta per stabilire quanto sia forte un contrappeso.

Il partito costruito attorno a Zelensky, Servant of the People, possiede ancora la maggiore rappresentanza parlamentare e nacque nel 2019 ottenendo da solo una maggioranza assoluta.

Quel Parlamento non è stato successivamente rinnovato.

Nel frattempo, dopo il 2022, più di una dozzina di partiti considerati filorussi sono stati vietati.

Fra questi figurava Opposition Platform – For Life, che alle elezioni del 2019 aveva ottenuto 43 seggi ed era il maggiore partito d’opposizione.

Freedom House riconosce che durante la guerra si sono create barriere concrete alla competizione politica e che criticare il governo o chiedere elezioni può essere stigmatizzato come comportamento utile agli interessi russi.

Quindi la domanda corretta non è: “Esiste un Parlamento?”

È: “Quanto è capace quel Parlamento di imporre a Zelensky una decisione che Zelensky non vuole?”

È il potere reale, non l’esistenza formale di un’istituzione, a misurare la forza di un contrappeso.

9. L’INFORMAZIONE

Dal 2022 i principali canali televisivi ucraini sono stati riuniti nel United News telethon, una piattaforma informativa centralizzata nata durante l’invasione.

Freedom House rileva che i principali notiziari trasmettono contenuti approvati dal governo e concedono prevalentemente spazio ai rappresentanti della maggioranza.

Nel dicembre 2022 Zelensky ha inoltre firmato una controversa legge sui media che ha ampliato i poteri pubblici sulla stampa e sull’informazione online.

Secondo Freedom House, in determinate condizioni la normativa consente alle autorità di chiudere siti non registrati come media anche senza un ordine del tribunale.

Ancora una volta esiste una giustificazione: la guerra informativa russa.

Ma ancora una volta torna la stessa domanda:

quale limite incontra il potere esercitato in nome della guerra?

Perché impedire una campagna di disinformazione orchestrata da uno Stato straniero è una cosa.

Decidere progressivamente quale informazione possa circolare è un’altra.

10. GIUDICI E PROCESSI

Questo è forse il punto più importante.

Freedom House assegna all’Ucraina 1/4 per indipendenza della magistratura e 1/4 per il rispetto del giusto processo.

Una democrazia non è soltanto il diritto di mettere una scheda nell’urna.

È anche la certezza che, quando lo Stato decide di procedere contro di te, il giudice non appartenga politicamente allo stesso potere che ti accusa.

Ed è proprio qui che l’assenza di robusti contrappesi diventa pericolosa.

Se l’oppositore politico dispone di protezioni deboli; se la magistratura viene valutata scarsamente indipendente; se il sistema del giusto processo viene valutato altrettanto male; allora il diritto di opposizione esiste formalmente ma il costo personale del dissenso può diventare molto più alto.

Dopo il 2022 sono stati inoltre introdotti e ampliati i reati relativi al collaborazionismo.

Freedom House registra più di 9.500 procedimenti tra marzo 2022 e febbraio 2025 e segnala le critiche delle organizzazioni per i diritti umani alla formulazione troppo ampia di alcune norme.

Questo non significa che tutti gli imputati siano innocenti.

Significa che quando una categoria penale politicamente sensibilissima diventa molto larga, la qualità e l’indipendenza della giustizia diventano ancora più importanti.

E proprio lì l’Ucraina ottiene 1 su 4.

11. LA LEGGE MARZIALE SPIEGA. NON CANCELLA.

La risposta più semplice a quasi tutti questi punti è sempre la stessa: l’Ucraina è in guerra.

Ed è vero.

Una democrazia in guerra non può funzionare esattamente come una democrazia in pace.

Può limitare movimenti. Può proteggere informazioni militari. Può imporre mobilitazione. Può vietare attività direttamente collegate al nemico. Può introdurre poteri eccezionali.

La legge marziale spiega quindi molte restrizioni.

Ma non le rende automaticamente irrilevanti.

Perché il problema politico cambia con il tempo.

Un potere eccezionale utilizzato per alcune settimane è un’emergenza.

Utilizzato per alcuni mesi rimane un’emergenza prolungata.

Quando dura anni e influenza elezioni, Parlamento, informazione, opposizione, libertà individuali e produzione culturale, bisogna cominciare a chiedersi:

quanto dell’eccezione è ormai diventato sistema?

12. CHI PUÒ DIRE NO?

È forse la domanda più semplice dell’intera indagine.

Non: quante istituzioni possiede l’Ucraina?

Non: quanti articoli contiene la sua Costituzione?

Non: quanti partiti sono registrati?

Ma: chi può dire concretamente “no” a Zelensky e obbligarlo ad accettare quel no?

Gli elettori oggi non possono sostituirlo attraverso un’elezione.

Gli elettori non possono utilizzare un referendum.

Il Parlamento è ancora quello prodotto dalle elezioni del 2019 e il partito presidenziale continua a dominarne numericamente la composizione.

La magistratura è valutata 1/4 per indipendenza.

Il giusto processo vale 1/4.

Il principale sistema televisivo è centralizzato.

Una parte dell’opposizione politica è stata vietata.

Questi elementi non dimostrano che Zelensky possa fare letteralmente qualsiasi cosa.

Dimostrano però che i normali strumenti attraverso cui una democrazia limita il proprio capo sono oggi fortemente compressi.

Ed è questa concentrazione del potere che deve essere giudicata.

13. MASHA TORNA IN SCENA

Ed è precisamente a questo punto che Masha e Orso smette di essere una nota folkloristica.

Se l’Ucraina fosse una democrazia completamente operativa, con elezioni regolari, referendum possibili, media fortemente pluralisti, magistratura indipendente e contrappesi robusti, la sanzione contro un cartone potrebbe essere giudicata semplicemente eccessiva o ridicola.

Nel quadro attuale assume invece un significato diverso.

Perché il potere che non può essere sottoposto a una verifica elettorale immediata; che opera sotto una legge marziale prolungata; che centralizza parte dell’informazione; che dispone di strumenti molto ampi contro il collaborazionismo; che ha vietato partiti politici; arriva anche a individuare negli autori e distributori di un cartone animato un problema di sicurezza nazionale.

Il perimetro del nemico continua ad allargarsi.

Militare. Politico. Informativo. Culturale. Fino a Masha.

14. LA BAMBINA DIVENTA UN SIMBOLO

Per questo Masha, alla fine dell’indagine, non rappresenta più la Russia.

Rappresenta una domanda universale:

quanto deve essere libera una parola prima che uno Stato possa decidere che quella parola è pericolosa?

Non importa più che Masha sia russa.

Importa che uno Stato abbia deciso di attribuire valore politico e securitario a un prodotto culturale per bambini diffuso internazionalmente.

La questione diventa quindi più grande dell’Ucraina.

Perché la libertà d’espressione vale realmente solo quando protegge anche ciò che un governo considera sgradevole.

Non quando protegge soltanto ciò che il governo considera innocuo.

15. LA DEMOCRAZIA SULLA CARTA E QUELLA NELLA VITA

Dire che oggi in Ucraina non esista più alcuna forma di democrazia sarebbe inesatto.

Esistono ancora oppositori. Esistono giornalisti indipendenti. Esiste una società civile capace in alcuni casi di mobilitarsi e costringere il governo a retrocedere. Esiste un Parlamento. Esistono tribunali.

Questo distingue ancora nettamente l’Ucraina da sistemi nei quali ogni possibilità di opposizione autonoma è stata eliminata.

Ma sarebbe altrettanto inesatto fermarsi qui e dire: quindi l’Ucraina è una normale democrazia occidentale temporaneamente in guerra.

I dati non lo consentono.

Le elezioni sono sospese. I referendum sono sospesi. Parte dei partiti è vietata. Il pluralismo televisivo è fortemente ridotto. La magistratura è giudicata scarsamente indipendente. Il giusto processo è giudicato debole. La trasparenza governativa è molto bassa. La capacità del cittadino di sostituire il potere politico attraverso i normali strumenti democratici è temporaneamente congelata.

Quindi una conclusione possiamo già formularla senza bisogno di propaganda:

oggi l’Ucraina non funziona come una democrazia pienamente operativa.

La guerra ne spiega una parte.

Non basta, da sola, a rendere irrilevante il risultato.

16. LA PAROLA “DITTATURA”

Possiamo chiamarla dittatura?

La classificazione internazionale prevalente non arriva fin lì.

Freedom House la definisce “Partly Free” e attribuisce ancora all’Ucraina spazi reali di pluralismo politico e sociale.

Quindi scrivere semplicemente “L’Ucraina è una dittatura” come se fosse un fatto universalmente acquisito sarebbe più forte delle prove che abbiamo.

Ma esiste una domanda che i fatti rendono ormai legittima:

quanto può essere svuotata una democrazia prima che la differenza tra democrazia sospesa e autoritarismo diventi principalmente nominale?

Non è una questione terminologica.

È una questione di potere.

Chi governa? Chi può sostituirlo? Chi può fermarlo? Chi può criticarlo? Chi può processarlo? Chi può obbligarlo ad accettare una decisione che non vuole?

Quando le risposte a queste domande diventano progressivamente più deboli, anche la parola “democrazia” comincia a richiedere spiegazioni.

17. SCARFACE

Ed è qui che nasce la nostra immagine.

Non perché Volodymyr Zelensky sia Tony Montana.

Non perché un personaggio cinematografico possa sostituire un’analisi politica.

Ma perché Scarface racconta perfettamente una dinamica del potere:

il perimetro del nemico continua a restringersi fino a comprendere persino chi prima non era un nemico.

Tony Montana finisce per vedere una minaccia anche in Manny, il proprio amico.

Nella nostra metafora: Masha diventa Manny.

Non più una bambina russa. Non più un prodotto commerciale. Ma qualcosa che il potere decide di classificare come ostile.

E l’Orso smette definitivamente di rappresentare la Russia.

L’Orso diventa il ruggito della libertà di espressione.

Non è Putin che irrompe nella stanza.

È il principio secondo cui nessun governo dovrebbe poter trasformare automaticamente ciò che non controlla in un nemico.

Ed è proprio per questo che, nella nostra immagine, Tony Montana alla fine non viene sconfitto dalla Russia.

Viene sconfitto dalla libertà.

CONCLUSIONE

Forse Masha e Orso non è affatto la cosa più importante accaduta in Ucraina.

È proprio questo il problema.

In un Paese che da anni vive sotto legge marziale; che non elegge nuovamente il presidente; che non rinnova il Parlamento; che non consente referendum; che ha vietato partiti; che ha centralizzato una parte importante dell’informazione; che ottiene appena 1 punto su 4 per indipendenza giudiziaria e giusto processo; il potere politico ha ritenuto necessario occuparsi anche degli autori e distributori di un cartone animato per bambini.

Forse Masha e Orso non dimostra da sola l’esistenza di una dittatura.

Ma pone una domanda che una democrazia dovrebbe essere perfettamente capace di sopportare:

se persino Masha è diventata un nemico, chi decide dove finisce il nemico?

E soprattutto:

chi può ancora dire al potere che ha superato il limite?

FONTI PRINCIPALI

Presidenza dell’Ucraina — 20 agosto 2026
Comunicazione ufficiale sulle sanzioni contro imprese russe, collaborazionisti, funzionari e autori/distributori di Masha e Orso.

Presidenza dell’Ucraina — Decreto n. 747/2026
Decisione del Consiglio di sicurezza e difesa nazionale resa operativa dal presidente Zelensky.

Freedom House — Freedom in the World 2026: Ukraine
Ucraina: 51/100, “Partly Free”; diritti politici 22/40, libertà civili 29/60; elezioni e referendum sospesi durante la legge marziale; valutazioni su media, opposizione, magistratura, giusto processo e trasparenza.

Freedom House — Freedom on the Net / Ukraine
Valutazioni sulla libertà di Internet e sul quadro informativo ucraino.