In questo dossier
- 1. Cosa prevede davvero Schengen
- 2. Migrazione irregolare: Schengen la contempla espressamente
- 3. L’Italia è un caso isolato?
- 4. La Francia controlla l’Italia e controlla anche la Spagna
- 5. Dove vengono fatti realmente i controlli terrestri?
- 6. Perché controllare una frontiera?
- 7. Non è una politica solo italiana
- 8. E Bruxelles cosa dice?
- 9. Il caso italiano
- 10. Quindi Meloni sta violando Schengen?
- Conclusione
- Fonti principali
Quando la propaganda prende il posto delle regole
Il ripristino dei controlli italiani verso la Spagna è stato raccontato sui social come una violazione del principio di libera circolazione europeo. Il problema è che Schengen non funziona così. Aderire allo spazio Schengen non significa aver cancellato le frontiere nazionali: significa aver eliminato, come principio generale, i controlli sistematici sulle persone alle frontiere interne.
Schengen ha alzato le sbarre. Il diritto europeo stabilisce anche quando possono essere temporaneamente riabbassate.1. Cosa prevede davvero Schengen
La materia è disciplinata principalmente dal Codice frontiere Schengen, Regolamento UE 2016/399, modificato nel 2024 dal Regolamento UE 2024/1717.
In presenza di una grave minaccia per l’ordine pubblico o la sicurezza interna, uno Stato membro può temporaneamente reintrodurre controlli su tutte o su alcune parti delle proprie frontiere interne. La misura deve essere eccezionale, necessaria, proporzionata e limitata nel tempo. Esistono inoltre obblighi di notifica e verifica nei confronti delle istituzioni europee.
La Commissione europea definisce la reintroduzione dei controlli alle frontiere interne una prerogativa degli Stati membri, esercitata entro le condizioni previste dal Codice Schengen. L’Italia non deve quindi chiedere alla Spagna l’autorizzazione per introdurre un controllo italiano. Madrid può contestare politicamente la decisione e ritenerla sproporzionata; la questione può essere discussa nelle istituzioni europee. Ma la Spagna non è l’autorità che concede all’Italia il diritto di controllare le proprie frontiere.
2. Migrazione irregolare: Schengen la contempla espressamente
Il Regolamento UE 2024/1717 contempla, tra le situazioni che possono costituire una grave minaccia, un’eccezionale situazione caratterizzata da improvvisi movimenti su larga scala e non autorizzati di cittadini di Paesi terzi fra Stati membri, quando producono una pressione sostanziale sulle risorse e sulle capacità delle autorità.
Questo non significa che qualsiasi episodio migratorio consenta automaticamente di ripristinare i controlli. Significa però che il collegamento tra movimenti secondari massicci e reintroduzione temporanea dei controlli è previsto dalla normativa europea stessa.
3. L’Italia è un caso isolato?
No. Alla data dell’8 agosto 2026, la lista ufficiale della Commissione europea registra otto Stati Schengen con controlli temporanei alle frontiere interne in vigore.
| Stato | Frontiere o ambito | Motivazioni comunicate |
|---|---|---|
| Italia | Spagna; Slovenia | Movimenti migratori, sicurezza, immigrazione irregolare e reti criminali |
| Austria | Slovacchia, Rep. Ceca, Ungheria, Slovenia | Rotta balcanica, pressione migratoria, sicurezza |
| Paesi Bassi | Belgio, Germania e frontiere aeree | Immigrazione irregolare, traffico di migranti e pressione sull’asilo |
| Polonia | Germania e Lituania | Persistente pressione migratoria |
| Germania | Tutte le frontiere terrestri | Immigrazione irregolare, traffico di migranti e sicurezza |
| Francia | Tutte le frontiere interne notificate | Terrorismo, immigrazione irregolare, traffico e infiltrazioni |
| Svezia | Frontiere terrestri, aeree e marittime | Criminalità organizzata e minaccia terroristica |
| Norvegia | Porti con collegamenti Schengen | Infrastrutture, sabotaggio e sicurezza |
Sei degli otto Stati citano esplicitamente problemi collegati alla migrazione irregolare, alla pressione migratoria, ai movimenti secondari o al traffico di migranti. Presentare l’Italia come un’eccezione europea non è compatibile con l’elenco ufficiale della Commissione.
4. La Francia controlla l’Italia e controlla anche la Spagna
La Francia mantiene fino al 31 ottobre 2026 controlli sulle proprie frontiere interne notificate, comprese quelle con Italia e Spagna. Tra le motivazioni ufficiali compaiono terrorismo, reti che facilitano l’immigrazione irregolare, traffico di migranti e rischio di infiltrazione di individui radicalizzati.
Mentre viene discusso il diritto dell’Italia di introdurre controlli nei confronti della Spagna, esiste quindi già uno Stato Schengen che controlla contemporaneamente il confine italiano e quello spagnolo.
5. Dove vengono fatti realmente i controlli terrestri?
Il controllo moderno della frontiera non coincide necessariamente con la vecchia dogana. In Germania la Bundespolizei può effettuare controlli fino a 30 chilometri all’interno del territorio tedesco dalla frontiera. L’Austria utilizza una “cintura di controllo” che combina controlli ai valichi con misure mobili nella zona confinaria e nell’entroterra.
Sul confine franco-italiano operano Police aux Frontières, dogane e Gendarmerie; quest’ultima descrive attività anche fuori dai principali assi di attraversamento e in profondità nel territorio. La Polonia utilizza controlli selettivi sulle direttrici interessate e ha dichiarato milioni di controlli su persone e veicoli dall’introduzione delle misure.
L’obiezione “tanto i clandestini non passano dalla dogana” spiega perché il controllo non può limitarsi alla dogana.
6. Perché controllare una frontiera?
Il controllo non parte dal presupposto che chi attraversa un confine sia pericoloso. Parte da un principio operativo più semplice: se una persona attraversa una frontiera senza controllo, lo Stato non può sapere chi sia.
Tra migliaia di persone possono esserci persone in cerca di condizioni di vita migliori, richiedenti protezione internazionale, persone già registrate altrove, trafficanti, soggetti ricercati o persone che costituiscono un rischio per la sicurezza. Il controllo serve precisamente a distinguere queste situazioni, non a dichiararle identiche.
7. Non è una politica solo italiana
Germania, Francia, Austria, Polonia e Paesi Bassi applicano forme differenti di controllo temporaneo alle frontiere interne. Questo non dimostra automaticamente che ogni singolo controllo sia necessario o proporzionato. Dimostra però che il ricorso a questo strumento è una politica adottata da numerosi governi europei e non un’invenzione italiana o una caratteristica esclusiva del governo Meloni.
8. E Bruxelles cosa dice?
La Commissione europea considera il controllo delle frontiere interne una misura di ultima istanza e sostiene che debba essere utilizzata soltanto finché strettamente necessaria. Il 2 giugno 2026 ha emesso pareri sui controlli mantenuti per periodi prolungati da diversi Stati e ha raccomandato ai governi interessati di lavorare verso la loro progressiva eliminazione, utilizzando maggiormente strumenti alternativi e cooperazione transfrontaliera.
Esiste quindi una tensione istituzionale reale: diversi Stati ritengono ancora necessari i controlli; Bruxelles vuole riportare progressivamente Schengen al funzionamento ordinario senza controlli interni. Ma chiedere la progressiva eliminazione non equivale a sostenere che il loro semplice utilizzo sia vietato da Schengen.
9. Il caso italiano
Dal 1° agosto al 1° settembre 2026 l’Italia ha notificato controlli alle frontiere interne aeree e marittime con la Spagna, motivandoli con la minaccia all’ordine pubblico, alla sicurezza interna e alla gestione dei flussi migratori conseguente agli eventi verificatisi a Ceuta, agli ingressi irregolari su larga scala e al rischio di successivi movimenti nell’area Schengen.
Contemporaneamente l’Italia mantiene il controllo terrestre con la Slovenia fino al 18 dicembre 2026, con motivazioni che comprendono sicurezza, immigrazione irregolare, rotta balcanica e reti criminali. La decisione può essere discussa sul piano politico e possono essere valutate necessità, efficacia, durata e proporzionalità. Ma il tipo di strumento utilizzato è espressamente previsto dal Codice frontiere Schengen.
10. Quindi Meloni sta violando Schengen?
Il semplice ripristino temporaneo dei controlli non costituisce, di per sé, una violazione di Schengen. La normativa contempla anche movimenti improvvisi e non autorizzati su larga scala di cittadini di Paesi terzi fra Stati membri. La decisione compete allo Stato membro entro le condizioni previste e la Commissione può valutarne necessità e proporzionalità.
Se qualcuno vuole sostenere che lo specifico provvedimento italiano sia sproporzionato, inutile o insufficientemente motivato, deve argomentarlo nel merito. È molto diverso dall’affermare che “Meloni ha chiuso le frontiere contro Schengen”: questa formulazione confonde una deroga prevista dal sistema con una violazione del sistema.
Conclusione
Schengen non ha cancellato le frontiere. Ha alzato le sbarre e ha stabilito le condizioni nelle quali gli Stati possono riabbassarle. Oggi quelle sbarre sono state temporaneamente abbassate da otto Stati Schengen. Sei indicano fra le ragioni anche problemi direttamente collegati alla migrazione irregolare o ai movimenti migratori.
La Francia controlla l’Italia e la Spagna. La Germania controlla tutte le proprie frontiere terrestri. Bruxelles, mentre chiede progressivamente agli Stati di ridurre questi controlli, disciplina lo strumento attraverso lo stesso sistema Schengen.
Se accusiamo qualcuno di violare una regola, almeno quella regola dovremmo leggerla.
Fonti principali
- Commissione europea — Temporary Reintroduction of Border Control
- EUR-Lex — Regolamento UE 2024/1717
- Commissione europea — Pareri del 2 giugno 2026 sui controlli temporanei
- Bundespolizei — Controlli nella zona di frontiera
- Gendarmerie nationale — Cooperazione Francia-Italia contro l’immigrazione irregolare
- Governo polacco — Estensione dei controlli con Germania e Lituania
