In questo dossier
  1. 1. Il numero che cambia tutta la storia: 35 contro 170
  2. 2. Nasce nel 2020. Diventa una macchina nel 2021-2022
  3. 3. Giuseppe Conte: il governo che costruisce il meccanismo
  4. 4. Il PNRR e quei 13,95 miliardi
  5. 5. Mario Draghi: il semaforo diventa rosso mentre il governo è ancora alla guida
  6. 6. Le banche trasformano il credito futuro in denaro presente
  7. 7. Giorgia Meloni: quando bloccare il rubinetto non cancella l’acqua già uscita
  8. 8. Eurostat: il costo viene registrato prima, la cassa arriva dopo
  9. 9. L’effetto sul debito/PIL cresce dopo la fase politica del Superbonus
  10. 10. Però il Superbonus ha prodotto attività economica
  11. 11. Il problema dei prezzi
  12. 12. Tre governi, tre posizioni diverse davanti allo stesso conto
  13. Conclusione: quando lo Stato ha capito la scala del problema?
  14. Fonti principali

La domanda

Il Superbonus non è soltanto la storia di una detrazione fiscale. È la storia di una misura che cambia scala mentre è già in movimento.

Come si passa da una previsione ufficiale di circa 35 miliardi a un ammontare di circa 170 miliardi?

Non servono processi alle persone. Servono date, norme e numeri. È da quelli che emerge la responsabilità politica dei diversi governi.

1. Il numero che cambia tutta la storia: 35 contro 170

L’Ufficio parlamentare di bilancio ricorda che le aspettative iniziali sul Superbonus erano basate su una previsione ufficiale di spesa di circa 35 miliardi di euro per l’intero periodo di validità della misura.

A gennaio 2023 gli investimenti asseverati per il solo Superbonus energia avevano già raggiunto 65,2 miliardi. E il dato continuava a crescere.

Il 1° marzo 2024, sulla base del conto economico delle Amministrazioni pubbliche, l’UPB quantifica l’ammontare del Superbonus maturato nel periodo 2020-2023 in circa 170 miliardi di euro.

GrandezzaImportoCosa rappresenta
Previsione ufficiale inizialecirca 35 mld €Onere atteso per l’intero periodo
Superbonus maturato 2020-2023circa 170 mld €Ammontare indicato dall’UPB al 1° marzo 2024
Finanziamento PNRR associato13,95 mld €Quota RRF indicata dalla Commissione europea, oltre alle risorse nazionali
Tra 35 e 170 miliardi non c’è un normale errore di previsione. C’è un cambio di scala della misura.

Questo è il dato da cui partire. Non dice da solo chi abbia avuto torto o ragione. Dice però che il meccanismo ha prodotto un risultato enormemente superiore a quello atteso.

2. Nasce nel 2020. Diventa una macchina nel 2021-2022

Il Superbonus viene introdotto dal Governo Conte II con il Decreto Rilancio del 2020. La detrazione al 110% si applica alle spese sostenute dal 1° luglio 2020.

Ma la vera innovazione non è soltanto l’aliquota. Con lo sconto in fattura e la cessione del credito, la detrazione fiscale può trasformarsi in liquidità. Il proprietario non deve necessariamente attendere anni per recuperare il beneficio: l’impresa può applicare lo sconto, il credito può essere ceduto e le banche possono acquistarlo.

Nel 2020 la macchina parte lentamente. Nel 2021 entra a regime. Nel 2022 la domanda accelera fortemente.

L’UPB individua nel disegno stesso della misura una delle ragioni dell’espansione: aver posto di fatto l’intero costo dell’intervento a carico dello Stato senza elementi di selettività indebolisce il naturale contrasto d’interessi tra chi compra e chi vende. Se il committente non sopporta direttamente il prezzo, ha meno incentivo a negoziarlo.

3. Giuseppe Conte: il governo che costruisce il meccanismo

Il Governo Conte II non eredita il Superbonus: lo introduce. Giuseppe Conte è Presidente del Consiglio; Roberto Gualtieri è Ministro dell’Economia e delle Finanze. È quel governo a definire il 110%, la cessione del credito e lo sconto in fattura.

La polemica politica può cambiare a seconda di chi racconta la storia. Il dato contabile, invece, resta: la previsione ufficiale era nell’ordine dei 35 miliardi e pochi anni dopo l’ammontare maturato era nell’ordine dei 170.

Non occorre attribuire intenzioni. La domanda è più semplice: quanto era stato compreso il potenziale di espansione del meccanismo quando venne costruito?

4. Il PNRR e quei 13,95 miliardi

Il Superbonus viene inserito formalmente nel PNRR italiano, Missione 2 Componente 3. La Commissione europea indica per il progetto un finanziamento RRF di 13,95 miliardi di euro, in aggiunta alle risorse nazionali.

È importante non confondere le grandezze. I 13,95 miliardi non sono la previsione del costo complessivo del Superbonus. La previsione ufficiale iniziale ricordata dall’UPB era circa 35 miliardi. I 13,95 miliardi rappresentano invece il finanziamento europeo associato al progetto.

Il PNRR italiano comprende complessivamente sia sovvenzioni sia prestiti. Le fonti pubbliche consultate non consentono di attribuire automaticamente tutta la quota Superbonus alla componente loan: per questo questa indagine non inventa un costo per interessi europei non documentato.

5. Mario Draghi: il semaforo diventa rosso mentre il governo è ancora alla guida

Mario Draghi diventa Presidente del Consiglio nel febbraio 2021. È un passaggio importante perché alla guida del governo arriva un economista con un curriculum tecnico completamente diverso: già Direttore generale del Tesoro, Governatore della Banca d’Italia e Presidente della BCE.

Durante il suo governo, però, il Superbonus vive proprio la fase di massima espansione.

Nel novembre 2021 arriva il Decreto antifrode, che rafforza visto di conformità, congruità dei prezzi e controlli. Nel 2022 vengono introdotti ulteriori limiti alle cessioni multiple.

Il 3 maggio 2022 Draghi interviene al Parlamento europeo e dice apertamente che il governo non condivide la validità del provvedimento. Sostiene inoltre che i costi degli investimenti necessari alle ristrutturazioni siano più che triplicati e collega il fenomeno alla perdita dell’incentivo a trattare sul prezzo.

Il paradosso è qui: il governo vede il semaforo rosso, lo dichiara pubblicamente, introduce correttivi, ma la macchina continua a correre mentre è ancora lui alla guida.

Questo non rende Draghi l’autore del Superbonus. Ma nemmeno lo trasforma in un osservatore esterno: una parte decisiva della massa dei crediti cresce durante il suo governo.

6. Le banche trasformano il credito futuro in denaro presente

Il ruolo delle banche è essenziale per capire la velocità con cui il sistema si espande. Una banca può acquistare oggi un credito fiscale a un prezzo inferiore al suo valore nominale e recuperarlo negli anni successivi attraverso compensazioni fiscali.

Il cittadino o l’impresa ottiene liquidità subito. La banca recupera il valore del credito nel tempo. Lo Stato, quando quel credito viene utilizzato, incassa meno imposte.

Il margine tra prezzo di acquisto e valore nominale rappresenta il rendimento economico dell’intermediario, ma non deve essere sommato una seconda volta al valore del credito come se lo Stato pagasse capitale più un interesse bancario separato: il recupero della banca è già contenuto nel credito fiscale riconosciuto.

Per la massa ordinaria dei crediti originati dal ciclo 2020-2023, l’assorbimento fiscale si concentra nella parte finale del decennio. Specifiche opzioni di rateizzazione possono produrre code più lunghe, ma non devono essere confuse con la durata ordinaria dell’intero 110 originario.

7. Giorgia Meloni: quando bloccare il rubinetto non cancella l’acqua già uscita

Giorgia Meloni entra a Palazzo Chigi nell’ottobre 2022. Il 16 febbraio 2023 il suo governo approva il Decreto-legge 11, che introduce misure molto più incisive sulla cessione dei crediti e sullo sconto in fattura.

La stessa premessa del decreto parla della necessità di ulteriori misure per la tutela della finanza pubblica.

Il governo può fermare o ridurre la generazione futura dei crediti. Non può però annullare quelli già maturati e riconosciuti.

È qui che la cronologia politica diventa decisiva: una misura può essere chiusa normativamente e continuare comunque a produrre effetti finanziari negli anni successivi.

8. Eurostat: il costo viene registrato prima, la cassa arriva dopo

Il meccanismo della cessione produce anche una conseguenza contabile. Eurostat considera il Superbonus un credito fiscale “pagabile” nelle condizioni maturate negli anni di massima espansione.

Questo significa che il costo viene registrato integralmente nel deficit nell’anno in cui il credito matura, anziché distribuirsi semplicemente come minore entrata negli anni successivi.

Ma il debito segue il flusso di cassa: quando negli anni successivi banche, imprese e contribuenti utilizzano i crediti in compensazione, lo Stato incassa meno e il fabbisogno aumenta.

Il deficit registra il colpo quando nasce il credito. Il debito ne sente il peso quando quel credito viene utilizzato.

9. L’effetto sul debito/PIL cresce dopo la fase politica del Superbonus

L’UPB fornisce uno dei dati più significativi dell’intera vicenda. Ciò che viene contabilizzato per competenza nel quadriennio 2020-2023 produce l’effetto più pesante sul debito soprattutto dopo.

PeriodoImpatto medio indicato dall’UPB
2021-2023circa 0,5 punti di PIL all’anno sul debito
2024-2026circa 1,8 punti di PIL all’anno sul debito

Il dato è quasi controintuitivo: quando la stagione politica del 110 sta finendo, la coda di cassa diventa più pesante.

Sommare aritmeticamente quelle medie porta a un ordine di grandezza di circa 6,9 punti di PIL nel periodo 2021-2026. È una nostra ricostruzione aritmetica delle medie UPB, non un controfattuale ufficiale del tipo “senza Superbonus il debito sarebbe esattamente X”.

10. Però il Superbonus ha prodotto attività economica

Raccontare soltanto il costo sarebbe incompleto. Il Superbonus ha sostenuto il settore delle costruzioni, gli investimenti e l’occupazione.

L’UPB stima che gli incentivi edilizi abbiano fornito un impulso significativo al PIL, particolarmente forte nel 2021 e progressivamente meno efficiente negli anni successivi.

Banca d’Italia, analizzando Superbonus e Bonus facciate, stima che oltre 45 miliardi di investimenti incentivati sarebbero stati realizzati anche senza gli incentivi. La stessa analisi conclude che il moltiplicatore fiscale è stato inferiore a uno: il valore aggiunto prodotto per il complesso dell’economia è stato inferiore al costo sostenuto per le agevolazioni.

Quindi non reggono due semplificazioni opposte: non è vero che il Superbonus abbia prodotto soltanto debito; non è vero che si sia ripagato da solo.

11. Il problema dei prezzi

La critica espressa da Draghi nel 2022 trova successivamente un riscontro empirico. Uno studio della Banca d’Italia pubblicato nel 2024 stima che il Superbonus abbia contribuito in maniera rilevante all’aumento dei costi di costruzione residenziale registrato durante la fase di massima espansione della misura.

Non significa attribuire al 110% ogni rincaro: in quegli anni pesavano anche materie prime, energia e strozzature delle catene di fornitura. Significa però riconoscere che un incentivo che porta il costo quasi interamente sul bilancio pubblico modifica il comportamento economico di chi compra e di chi vende.

12. Tre governi, tre posizioni diverse davanti allo stesso conto

Mettere i nomi non significa processare le persone. Significa ricostruire chi aveva la responsabilità istituzionale quando sono state prese le decisioni.

Giuseppe Conte guida il governo che crea l’architettura del Superbonus.

Mario Draghi governa durante la fase di massima espansione, denuncia pubblicamente le distorsioni e introduce correttivi, senza riuscire a impedire che la massa continui a crescere.

Giorgia Meloni entra in carica quando una parte enorme dei crediti è già maturata, blocca in via generale il meccanismo delle nuove cessioni e deve gestire negli anni successivi la coda fiscale e finanziaria.

Non sono responsabilità identiche. E non serve renderle identiche per raccontare la vicenda.

Conclusione: quando lo Stato ha capito la scala del problema?

Il Superbonus nasce durante una crisi eccezionale e produce anche effetti economici reali. Ma i documenti pubblici mostrano contemporaneamente un fatto difficile da aggirare: una previsione ufficiale di circa 35 miliardi è diventata un ammontare di circa 170 miliardi nel periodo 2020-2023.

Tra i due numeri cambiano governi, arrivano norme antifrode, limiti alle cessioni, dichiarazioni pubbliche di allarme e infine il blocco del meccanismo originario.

I cantieri, però, possono chiudere molto prima dei conti. I crediti continuano a essere compensati e il loro impatto attraversa esercizi finanziari e governi successivi.

La domanda finale non è se il Superbonus fosse di destra o di sinistra. È capire quando lo Stato abbia realmente compreso che una misura prevista nell’ordine dei 35 miliardi stava diventando una misura da circa 170.

Fonti principali

  • Ufficio parlamentare di bilancio — Audizione sugli strumenti di incentivazione fiscale con particolare riferimento ai crediti d’imposta, 2023.
  • Ufficio parlamentare di bilancio — Memoria sul DL 39/2024 (agevolazioni fiscali edilizia), aprile 2024.
  • Ufficio parlamentare di bilancio — Audizione nell’ambito dell’esame del DEF 2024.
  • Banca d’Italia — Questioni di Economia e Finanza n. 860, “L’impatto economico degli incentivi fiscali alle ristrutturazioni edilizie”, giugno 2024.
  • Banca d’Italia — Questioni di Economia e Finanza n. 903, “The role of the Superbonus in the growth of Italian construction costs”, dicembre 2024.
  • Commissione europea — Italy’s Recovery and Resilience Plan, progetto Superbonus, riferimento M2C3.
  • ISTAT / Eurostat — parere sulla classificazione dei crediti fiscali Superbonus come crediti pagabili.
  • Normattiva — Decreto-legge 34/2020, articoli 119 e 121.
  • Normattiva — Decreto-legge 157/2021, misure antifrode.
  • Parlamento europeo — Resoconto integrale della discussione con Mario Draghi del 3 maggio 2022.
  • Normattiva — Decreto-legge 11/2023, misure urgenti in materia di cessione dei crediti.